Embodiment radicale

A grande richiesta, nonché con grande ritardo, arriva il post sul libro di Anthony Chemero “Radical embodied cognitive science“, a proposito del quale avevamo aperto qui una piccola discussione. Va subito detto che il libro di Chemero non deve essere inteso come un massiccio contro-argomento alle tesi cognitiviste classiche o incorporate. Infatti, l´autore dichiara apertamente di non voler confutare i modelli alternativi, ma di voler dimostrare che questi ultimi non offrono al contrario alcun argomento decisivo per minare la validitá dell´embodiment radicale (ER). Nel libro viene affermato che l´ER non deriva da una estremizzazione delle scienze cognitive incorporate classiche (quelle di Andy Clark, ad esempio), secondo cui la nostra architettura cognitiva é costituita dall´interazione tra una dimensione mentale e una fisica (corpo e artefatti). Al contrario, le basi del modello radicale vanno ricercate nella psicologia ecologica di Gibson e nella Teoria dei sistemi dinamici. L´approccio radicale, dunque, difende una tesi eliminativista, secondo la quale le rappresentazioni mentali non esistono, o al limite non hanno alcun ruolo causale nei processi cognitivo-comportamentali, ma sono semplici epifenomeni delle dinamiche sottostanti. Il mondo, dunque, non solo é rappresentazione di se stesso (percezione diretta), ma offre delle disponibilità (affordances) che emergono dalla interazione dei sensi con la realtá. In questa interazione, il complesso corpo-mente-realtá realizza direttamente il comportamento, senza bisogno di un ente mentale dissociato dalla realtá che computi informazioni centralmente. Il cormorano a caccia di pesci chiude cosí le ali al momento giusto prima di toccare la superficie dell´acqua, ma non lo fa computando velocitá, accelerazione, attrito dell´aria, ecc… Al contrario, sfrutta semplicemente lo scorrimento del flusso ottico, che “comunica” alle ali il momento giusto in cui aprirsi per non schiantarsi sull´acqua: diventa cioé parte di un sistema dinamico integrato. Chemero illustra cosí una serie di esempi che dimostrano come numerosi comportamenti umani, specialmente di controllo motorio, possano essere senza problemi inquadrati nell´ER. Questa volta, tuttavia, l´autore prova ad andare oltre, mostrando come in principio anche i cosiddetti casi “affamati di rappresentazioni”, noto tallone d´Achille per l´ER, possano essere comunque spiegati facendo ricorso a questa teoria. Sta di fatto che questi ultimi esempi risultano sempre collegati a fenomeni comportamentali molto basilari, come il fatto di avere una percezione coerente di un oggetto che scompare dietro uno schermo e poi riappare dall´altra parte. Una volta ancora, non é dato sapere come l´ER possa spiegare la possibilitá di pensare ad un drago senza rappresentazioni mentali, cosí come quella di un uomo primitivo di immaginare e produrre figure teriantropiche. Ció che non é chiaro, almeno per quanto mi riguarda, é il motivo per cui dovremmo investire sull´ER, quando ad oggi le rappresentazioni mentali e le architetture ibride spiegano sufficientemente bene i fenomeni cognitivi. Certo, la rinuncia dell´autore a fornire una pars destruens non aiuta a capire, ma il sospetto é che l´ER nasca come un tentativo di reagire in ogni modo alle derive dualiste collegate agli esperimenti mentali sugli zombie (i.e.: irriducibilitá dell´esperienza cosciente).

D Garofoli

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~ di D Garofoli su ottobre 20, 2012.

2 Risposte to “Embodiment radicale”

  1. Reblogged this on Il neurone proteso.

  2. [...] difficoltá per cosí dire epica della tesi che gli autori cercano di difendere. A differenza del libro di Tony Chemero, questa volta in pars destruens il testo si propone di minare le fondamenta del [...]

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