Un gennaio rovente
É in uscita a breve il nuovo volume delle Philosophical Transactions of the Royal Society B, questa volta dedicato ad un tema di particolare rilevanza per chi si interessa di evoluzione della mente: il rapporto tra azione e origine del linguaggio, giá noto alla paleoneurologia decadi or sono (cfr. R.L. Holloway, 1969) e ad oggi vera e propria attrazione del dibattito multidisciplinare in questo campo. Nel volume in questione, la linea di analisi generale consiste nel focalizzare l´attenzione sui pattern comportamentali, cognitivi e neurali implicati nella prassi, che possono aver contribuito all´evoluzione del linguaggio negli esseri umani. Si possono cosí ritrovare nella raccolta due filoni: il primo, comparativo, che mira in genere a descrivere la associazione fra tool use/gestualitá e rappresentazioni mentali di “ordine elevato” nei primati non umani (es: Frey & Povinelli); il secondo paleoantropologico, che assume fondamentalmente un taglio archeocognitivo, mettendo in relazione record archeologico, funzioni cognitive ed evoluzione cerebrale (es: Stout & Chaminade). Da segnalare anche il lavoro neuropsicologico conclusivo (Roby-Brami et al.), che invita, dati alla mano, a prendere il tema con prudenza, senza gettarsi in interpretazioni eccessivamente acrobatiche, che potrebbero scontrarsi sia con la teoria che con la pratica delle neuroscienze. E, considerando i vari campionati di correlazione-causalitá e necessitá-sufficienza sempre in voga in questi temi, forse faremmo bene a fidarci di questo consiglio.
D Garofoli
