Supplementary garbage

Da qualche anno ormai un articolo scientico è solo punta dell’iceberg, il resto si trova sommerso: le informazioni supplementari on-line. Ci si mette un pó di tutto: bozze di metodi sgrammaticati, fogliacci excel incodificabili, immagini con grafica infantile, tutto scaricabile, tutto in genere quasi mai scaricato. Peccato che in questi supplementi on-line si suppone ci debbano essere le garanzie metodologiche e concettuali della pubblicazione scientifica “ufficiale”. I referee non si vanno a perdere nel cassettone ammontonato delle mille e eterogenee informazioni, e ci si nasconde di tutto. A volte purtroppo si parla davvero di “monnezza supplementare”. Ci finiscono passaggi fondamentali e scontatezze, rigorose considerazioni e sparate a salve e, un pó come il tappeto di casa, sotto sotto alla fine ci si nasconde tanta polvere. In un articolo scientifico la dicitura “see supplementary information” è una zona franca dove (quasi) tutto è permesso. E ovviamente arriva l’abuso, era prevedibile sin dal principio. Con un eccellente editoriale, sensato, analitico, e incredibilmente costruttivo, Journal of Neuroscience prende le distanze e comunica che non accetterà più informazioni supplementari. Il dato quantitativo parla di esplosione esponenziale della massa di informazioni tanto perdibili quanto incontrollabili, con conseguente rallentemento e degrado del processo editoriale scientifico. L’onda anomala di informazione che stiamo generando è difficile da controllare, anche in questo caso. E mentre alcuni traggono profitto dalla confusione, fortunatamente altri tengono sott’occhio il processo e propongono alternative alla luce dell’esperienza, senza rinunciare alle potenzialità dei nuovi strumenti ma raffinandone l’uso e l’efficienza.

Per l’area paleoantropologica, l’ottimo commento di John Hawks riporta esempi per neandertaliani e australopiteci:
Down with supplements (JH weblog)

E Bruner

~ di E Bruner su agosto 16, 2010.

4 Risposte to “Supplementary garbage”

  1. Per come la vedo io, tutto dovrebbe essere inserito nel main text ed in particolare la parte metodologica che e’ la parte + importante di un articolo.
    Basta allargare i limiti di lunghezza dei testi imposti dalle riviste o eliminarli proprio.
    Se poi questo risultasse ‘costoso’, beh una soluzione sarebbe eliminare il paragrafo ‘speculations’, mai chiaramente espresso, ma spesso presente!
    Se non sbaglio, tenete anche conto che l’articolo viene stampato e finisce nelle biblio di tutto il mondo mentre il SM resta solo online …. con il rischio di finire nel dimenticatoio….

  2. Ciao Emi,
    Credo che sia una buona cosa quella di rivedere il concetto di supmat.
    Io rispetto molto (da fisico) il prestigioso Physical Review Letters che restringe lo spazio a 4 pagine. Di solito, la comunità’ si aspetta in seguito un “long paper” con i dettagli estesi della ricerca. In generale, la soluzione finale non esiste e per fortuna si capisce, alla lunga, chi fa ricerca seria e chi no…
    Il problema e’ che la lunga certe volte vuol dire veramente lunga…

  3. [...] la compagnia editoriale che vende l’informazione. Abbiamo già considerato come la nuova moda del materiale supplementare abbia eliminato alla vista tutto ciò che toglie eleganza o aggiunge noia al pacchetto usa e getta [...]

  4. [...] che non solo permette ma spesso richiede questo tipo di evasioni letterarie. Il tutto con una formula già discussa in precedenza: a fronte delle tre pagine dell’articolo, seguono nel mare magnum della rete [...]

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