Sauté à la Mousterienne

Quando bisognava dire che eravamo i migliori, la società cercava nell’ottusità neandertaliana la prova bruta del nostro passato da dimenticare in nome di un orgoglioso presente. Adesso che dobbiamo invece perseguire il mantra del “siamo tutti uguali” si deve a tutti i costi trovare il modo di rivalutare il troglodita restituendogli la dignità ingiustamente sottratta. Come al solito, la società umana non è capace di mezzi termini. Nel dilemma sulla nobiltà cognitiva dei Neandertal, João Zilhão et al (molti al.: sedici …) hanno appena descritto una serie di conchiglie marine probabilmente utilizzate come ornamento da popolazioni Neandertaliane. Su queste evidenze ci sono sempre molte incertezze, è difficile distinguere le alterazioni antropogeniche da quelle naturali, le analisi chimiche per valutare l’uso di pigmenti sono molto particolari, l’associazione tra resti archeologici e resti umani è spesso incompleta, e resta sempre da vedere quale sia il rapporto tra la perforazione intenzionale di un mollusco e certi livelli di complessità cognitiva. L’articolo comunque presenta i dati in una forma completa, con analisi di dettaglio e soprattutto un approccio comparativo con la fauna locale realmente efficace. Multidisciplinarietà d’obbligo, e cautele anche.

Rimane l’approccio un pó troppo assolutistico, che in scienza non fa mai bene. C’è chi dice che i Neandertaliani parlavano, e chi no. Chi dice che avevano livelli cognitivi comparabili coi nostri, e chi no. Senza contare chi afferma di conoscerne i colori dei capelli o le lateralizzazioni manuali. E tutti lo affermano con certezza, anche chi afferma il contrario. Vale la pena allora ricordare che la scienza lavora su ipotesi, non su certezze. E inoltre sulla loro falsificazione, non sulla loro beatificazione. Alcune evidenze suggeriscono uno scenario, altre lo supportano meno, ma sempre dobbiamo rimanere nella sfera della probabilità, e la ricerca dovrebbe lasciare affermazioni secche a vicolo cieco ai politici, al clero, e al giornalismo da salotto.

Queste nuove evidenze suggeriscono che le popolazioni Neandertaliane possano di fatto aver utilizzato elementi del loro ambiente per funzioni non direttamente associate all’alimentazione o alle strette necessità fisiologiche. Interessante per un lato, ma forse se vogliamo anche scontato. L’importante è non farne una verità rivelata per poter passare da un’esagerazione a un’altra. Se da una parte la dicotomia tra uomo illuminato e scimmia tonta è evidentemente eccessiva, dall’altra le poche evidenze di complessità cognitiva di queste forme estinte sono ancora tanto rare e dibattute da meritare un posto d’eccezione nell’ambito dell’ortodossia scientifica (e sensazionalistica) internazionale. Di fatto, se un paio di conchiglie bucherellate venissero trovate in un contesto medioevale o del paleolitico superiore europeo, non meriterebbero certo una pubblicazione altisonante. Con le conoscenze attuali, quello che per l’uomo moderno rappresenta qualcosa di scontato e di “normale”, per un Neandertal rimane un fatto d’eccezione.

 

E Bruner

 

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~ di Emiliano Bruner su febbraio 12, 2010.

26 Risposte to “Sauté à la Mousterienne”

  1. Ho letto il paper settimana scorsa, ho delle obiezioni da muovere, che elencherò di seguito.

    1) USO SIMBOLICO DELLE CONCHIGLIE:

    Una delle prime cose che si impara in filosofia è la differenza tra il concetto di segno e il concetto di simbolo. Il fumo è segno del fuoco, in quanto mostra l’esistenza del fuoco, essendo causalmente determinato da esso. Tuttavia NON si sostituisce al fuoco stesso. Il simbolo invece, va a rimpiazzare concettualmente l’oggetto che rappresenta, così come il tricolore si sostituisce all’idea di nazione. I bei vestiti che indossa un signore distinto che incontro per la strada possono essere considerati segno di ricchezza, dunque, ma non rappresentano LA ricchezza. Al contrario, la lama di rasoio o la spilla da balia che indossano i punk, sono simboli di una particolare visione ideologica del mondo.
    Ecco perchè credo che parlare di uso simbolico delle conchiglie nei Neanderthal sia un tantino forzato. Non credo infatti che utilizzare le conchiglie come ornamento implichi la necessaria equazione che esse siano anche dei simboli. E’ del tutto probabile che questa pratica si sia diffusa sulla base dell’esistenza di quel sentimento estetico che discutevamo qualche post fa. Le conchiglie piacciono perchè luccicano e magari non sono nemmeno facilissime da trovare: se ho delle belle conchiglie faccio una più bella figura e mi riproduco di più. Insomma, se un bene diventa così desiderato al punto che convenga difenderlo, un organismo potrebbe scegliere di farlo, senza tirare in ballo alcun elemento simbolico.
    E, in tutto questo, credo proprio che un approccio realmente simbolico alla realtà necessiti di qualche risorsa cognitiva in più rispetto al semplice uso “semiotico” degli oggetti. D’altronde scolpire una statua di donna e affermare di fronte a tutti che quella E’ la prosperità, impiega certamente uno sforzo cognitivo maggiore da parte dell’autore e della comunità intera, rispetto ad alzare una testa di leone e dire: “GRRRR!”.

    2) ANATOMIA-COMPORTAMENTO:

    Il paper non prende in considerazione alcun discorso paleoneurologico e alla fine conclude sostenendo che la diversità anatomica non necessariamente comporta diversità comportamentale nelle due specie di Homo. Con questa affermazione, in sostanza, sembra che gli autori aprano all’idea che Hs differisca da Neanderthal solo in virtù di una successiva evoluzione culturale che in N. non è avvenuta per ovvie ragioni. Ma chi ha detto che Hs nel periodo musteriano fosse anatomicamente uguale all’uomo moderno?

  2. Ho letto con molto interesse i commenti al nuovo paper di Zilhao et al. E ne condivido il punto di vista. Negli ultimi anni sempre più archeologi si sono impegnati nella demolizione dell’immagine del Neanderthal come un essere bruto ed ottuso. In effetti, una crescente comprensione delle strategie di sussistenza e la scoperta di ornamenti in vari siti, hanno aperto nuove prospettive nella conoscenza di questa specie umana. Nonostante questo, però, io ritengo che la nuova immagine propostaci, contrapposta a quella del “Neanderthal bruto” e cioè quella del “Neanderthal amante dell’arte e sensibile” sia altrettanto stereotipata, e in quanto tale, falsa.
    Se negli anni passati ci siamo cullati nell’unicità di H. sapiens come unica specie umana capace di sentire determinate cose, capace di apprezzare l’Arte o la Musica, questa nuova corrente che mette sullo stesso piano due diverse specie umane, pecca di una volontà di “politically correct”, che, se é sicuramente lo specchio dei nostri tempi, a mio avviso fa acqua dal punto di vista scientifico.
    In effetti, l’uso dei simboli sembra essere l’ultimo baluardo di ciò che è “prettamente umano”, dopo che si sono riconosciute persino ad i primati non umani delle “proto culture”, che implicano la trasmissione di comportamenti appresi. E così i nostri colleghi attaccano con verve questo baluardo, cercando di destrutturare l’immagine dell’Uomo come “essere più perfetto della natura”.
    Pur senza riconoscermi in coloro che attribuiscono all’Homo sapiens un posto privilegiato nella Natura, ritengo che sottovalutare le differenze tra le specie sia scientificamente fuorviante. Credo che la nostra analisi delle specie umane (di tutte le specie umane) non possa essere corretta che tenendo in conto non solo le innegabili analogie (evolutive e comportamentali), ma soprattutto le inevitabili differenze.
    Il mondo cognitivo e comportamentale dei Neanderthal è estremamente interessante proprio nella sua diversità dal nostro. E’ nella comprensione di questa diversità, nell’immaginare non tanto una scala, una gerarchia di comportamenti, ma un patchwork di infinite possibilità, che ci avvicineremo ad una comprensione più realistica del nostro Passato.

    Enza Elena Spinapolice
    Department of Human Evolution
    Max Planck Institute for Evolutionary Anthropology
    Deutscher Platz 6
    D-04103 Leipzig
    Germany
    phone: 0049 (0) 341 3550 371
    fax: 0049 (0) 341 3550 399
    email: enza_spinapolice@eva.mpg.de
    webpage: http://www.eva.mpg.de/evolution/staff/spinapolice/index.htm

  3. Questa faccenda sembrerebbe ridursi a una “guerra tra pregiudizi”, come se gli studiosi venissero indirizzati da concezioni culturali del proprio tempo che inducono a cercare “prove” di idee preconfezionate. Non posso credere che sia così. Credo invece che sia tempo di raccogliere e analizzare elementi nuovi o precedentemente trascurati, per far avanzare la conoscenza fondata su evidenze e non su una malintesa centralità (o, diociscampi, superiorità) dell’hs.
    Fabio

  4. Beh, la scienza sempre è manifesto dei tempi e delle società che la generano … Impossibile pensare che le sue direzioni, tanto nelle domande quanto nelle risposte, non siano profondamente influenzate da ragioni sociali, economiche, o politiche. La truffa dell’uomo di Piltdown, mezzo uomo e mezzo orango, è andata avanti per decine di anni tra dibattiti di “alto livello” su riviste e salotti tra gli specialisti perché in quella fase culturale la società voleva a tutti i costi il suo uomo-scimmia, fino ad arrivare a non voler vedere una bravata tanto evidente come quella di assemblare un individuo con pezzi di specie differenti. Non è tanto il pregiudizio, quanto le pressioni che uno si trova direttamente e indirettamente a subire per essere “accettato” nella società: se segui il trend, se in, altrimenti sei semplicemente out. Succede in tutti i settori. La stampa divulgativa, le riviste specialistiche, l’organizzazione di eventi e la gestione di fondi, seguono le tendenze del momento. Se sali sul carro bene, sennò te la fai a piedi. La novella del buon neandertaliano, il gene miracoloso, il gossip evoluzionistico, la beatificazione rituale di Darwin, e soprattutto l’appoggio incondizionato a coloro che sono stati benedetti dalla società per rappresentare determinati settori del sapere … tutto questo garantisce una carriera tranquilla, comodamente trascinati sulla zattera della corrente comune. Lo raccontava chiaramente Kuhn, la maggior parte della produzione scientifica è confermativa, deve rassicurare, accomodarsi, non sconvolgere o cambiare le prospettive della società che (oltretutto) la sovvenziona.

    E come già detto, purtroppo alla società piacciono gli estremi: la diversità o si perseguita, o si nega. In medio stat virus, e anche i paleontologi dovrebbero far loro uno slogan femminista degli anni 70:

    Uguaglianza come diritto, diversità come valore!

  5. Fabio, sono assolutamente d’accordo con te sulla necessita’ di analizzare i nuovi elementi sena pregiusizi..anche se credo che sia inevitabile “essere figli del proprio tempo” e risentire delle correnti di pensiero che caratterizzano la propria epoca.

  6. Avere una sufficiente consapevolezza delle “pressioni” è necessario, ma non sufficiente. Bisogna anche discuterle pubblicamente e metterne in discussione le conseguenze. Perché stare nel proprio tempo va bene (è inevitabile, ci mancherebbe) ma non si può far avanzare la conoscenza con il conformismo. Tutti apparteniamo a paradigmi dominanti, nella comunità scientifica e nella società. Quello che mi sembra importante, soprattutto nel merito delle questioni più incerte, è di mantenere alta la vigilanza e la capacità di critica. Su questo, mi sembra che possiamo essere in sintonia (a giudicare dai commenti).
    saluti

  7. Fabio concordo perfettamente. E appunto credo che in questo momento (anno piu anno meno) ci sia uno spostamento di paradigma nel senso che indicavo nel mio post. Credo che in questa discussione potremmo tutti essere d’accordo, invece, nell’auspicabile spostamento della comunita scientifica verso un altro paradigna, che riassumnerei cosi “Comprendere ed analizzare la diversita cognitiva delle nspecie umane senza metterla necessariamente in relazione gerarchica con la nostra specie”.
    Buona domenica

  8. Stesso dibattito, commenti (http://news.sciencemag.org/sciencenow/2010/03/engraved-eggs-suggest-early-symb.html) al nuovo articolo di Texier et al. sulle uova di struzzo decorate di Diepklouf su PNAS
    http://www.pnas.org/content/early/2010/02/17/0913047107 .

  9. Voglio leggere bene questo articolo, Howiesons Poort è un sito che per quanto mi pare di aver capito sta attraendo molto le “attenzioni” geopolitiche, e PNAS è chiaramente una rivista molto “ortodossa” in questo senso (non passa inosservato che il lavoro sia stato tenuto a battesimo in senso editoriale da Ofer Bar-Yosef, di Harvard …).

    Comunque il possibile dibattito è già stato chiaramente delineato, e questo mi stupisce (positivamente) considerata la scarsa fiducia che ho nelle capacità dialettiche del mondo accademico. Mi riferisco all’ultima parte dell’articolo su Scienze Magazine: “But is this really symbolism?”. E non a caso, Stanley Ambrose (archeologo decisamente brillante ma chiaramente e notoriamente uomo del coro) afferma un eccitato si, mentre Tom Wynn (solista d’eccezione nel panorama archeologico internazionale) saggiamente fa notare che tra estetica e simbolismo ci sono una serie di dettagli che sarebbe meglio considerare prima di stampare titoli a colori.

    Il link all’immagine, tanto per rifletterci sopra:
    http://news.sciencemag.org/sciencenow/assets/2010/03/01/sn-communication.jpg

  10. Forse vi faro’ gridare allo scandalo, ma a me la cosa che attira di piu in questa scoperta e’ la grande contnuita (formale, morfologica, estetica, chiamatela come volete) con i manufatti usati ancora in tempi storici nella stessa regione. Sopratutto perche’ qui c’e’ anche una continuita biologica (almeno “grossolana”).

    Emiliano, solo una precisione Howiesons Port e’ qui la “facies culturale’ a cui questi oggetti sono attribuiti.

  11. Beh, questo ha senso, in quanto possiamo immaginare che una cultura locale sia anche (e forse soprattutto) indotta dal suo ambiente, dalle sue risorse, dalle sue opportunità. Ed ecco quindi la possibilità che in questo ambiente ci siano delle risposte “innate”, che per esempio si rifanno a principi di estetica radicati su base adattativa o come conseguenze della strutturazione neurale. E’ chiaro che questo punto può aprire a tutta una serie di tematiche care a questo blog, dalla mente estesa ai correlati neurali della percezione. Rimane il gap tra estrinsecazione fisica di un bisogno neurale (produzione di schemi geometrici ripetitivi e modulari – una caratteristica estremizzata in molte patologie neurali) e la rappresentazione di realtà altre tramite questi schemi geometrici (simbolismo).

    Per quanto riguarda Howiesons Poort si, mi riferivo al sito e alla cultura allo stesso tempo. Ho recentemente assistito a una conferenza su questo argomento, e il contesto lasciava intendere che l’archeologia Sud Africana di quel periodo è abbastanza “organizzata” sul piano accademico …
    Già che ci siamo mettiamoci una wiki per divulgazione:
    http://en.wikipedia.org/wiki/Howiesons_Poort

  12. Emiliano, trovomolto interessante la pista dell’estetica come conseguenza della strutturazione neurale. Confesso la mia quasi totale ignoranza in merito. Mi consigli un articolo da leggere?

    Su HP, scusami, non ti avevo ben capito.

    Il Sud Africa e’ attualmente al centro del dibattito (e anche molto “di moda”). Personalmente sono molto (piu’) attratta da altre aree misconosciute e che ci lasciano amplissimi gap di conoscenzxa e di conseguenza, un larghissimo margine di errore nelle teorie “diffusioniste”.

  13. Dunque, quello dell’estetica è sicuramente un punto caldo e abbastanza difficile, tanto rilevante quanto confuso. Recentemente abbiamo avuto su questo blog uno scambio su alcuni aspetti direttamente correlati a questo tema:

    http://neuroantropologia.wordpress.com/2009/12/11/paleocomics/

    Si parte da un articolo sui correlati neurali della bellezza:
    http://www.pnas.org/content/106/10/3847.abstract?sid=b4d34270-8228-4d31-93b2-7e4214d00b74

    In realtà a livello di letteratura non saprei dove cominciare, da un lato è vastissima, dall’altro non è il mio campo, e io me ne sono interessato solo marginalmente. Considerando le differenze e le similitudini tra le popolazioni umane, è evidente che ci sono delle basi biologiche. A questo punto rimane da capire se queste basi biologiche sono frutto di selezione (le classiche teorie per esempio sulla simmetria come segnale onesto di fitness), oppure conseguenza secondaria di un certo assetto neurale che predispone ad una associazione tra un certo “piacere” e una combinazione di segnali stimolanti.
    Chiaramente è un settore abbastanza selvaggio, dove ci sono molte idee e poche risposte …

    Abbiamo accennato ad alcuni temi correlati nel post “Neurarte”:
    http://neuroantropologia.wordpress.com/2009/05/07/neurarte/

  14. Grazie mille per i link, appena posso do un’occhiata e ti faccio sapere cosa ne penso.

  15. Probabilmente già la conoscete, ma comunque (non si sa mai!) vi segnalo il sito della società di neuroestetica:
    http://www.neuroestetica.it/index.html

  16. Grazie mille!!!

  17. Ne approfitto per comunicare che finalmente ha aperto il “Krapina Neanderthal Museum”, in Croazia.
    Ecco un link alla notizia sul blog di JHawkes:

    http://johnhawks.net/weblog/topics/social/museums/krapina-museum-opening-2010.html

    La foto ricorda moltissimo la struttura del Neanderthal Museum di Mettmann (Düsseldorf):

    http://www.neanderthal.de/en/home/index.html

  18. Grazie mille!

  19. [...] in un nostro post recente, la diversità sempre è stata o perseguita o negata, sia essa evoluzionistica, razziale, o sessuale. Apprezzarne le potenzialità sembra essere una raffinatezza quasi [...]

  20. Doveroso riportare questo post della Bone Girl!
    http://killgrove.blogspot.com/2010/07/neanderthal-men-in-italy.html

    Altro che conchiglie …
    ;-)

  21. E aggiorno con un post sulla “rivalutazione tassonomica” dei Neandertal …:

    Should Neandertals Be Recategorized As A Subspecies Of Humans?
    http://anthropology.net/2010/08/12/should-neandertals-be-recategorized-as-a-subspecies-of-humans/

  22. [...] più volte, qualcuno addirittura cerca di scontare il senso di colpa della calunnia storica con un buonismo forsennato che all’uopo viene bene per cavalcare l’onda del semo tutti fratelli. Ma se da ormai [...]

  23. [...] un lato quindi non dovremmo cercare giustificazioni ad hoc per dare a tutti i costi dignità a un neandertaliano o ad un australopiteco, allo stesso tempo potremmo anche cominciare a valutare la possibilità che [...]

  24. […] specie, sostituzione di un gruppo con un altro, simbolismo, interazione sociale. In questi anni di riscatto buonista della figura del neandertaliano ci piace immaginarcelo con una bella collana che guarda […]

  25. […] di tale approccio, l´esistenza di ornamenti simbolici nel record archeologico di popolazioni neanderthaliane, prova che anche i Neanderthal erano cognitivamente equivalenti ai moderni e avviati verso la […]

  26. […] proprio perché non é detto che l´emergenza di artefatti non simbolici, come gli ornamenti primitivi, porti necessariamente alla capacitá di processare simboli. Affermare il contrario […]

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